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Il post-partita: cosa cambia se hai vinto o se hai perso

Dopo il triplice fischio il lavoro non è finito, ed è il momento in cui si vede la maturità di un club. Cosa pubblicare dopo una vittoria, cosa dopo una sconfitta, e perché il silenzio è quasi sempre la scelta peggiore.

Lorenzo e Luca· 6 min di lettura· 6 agosto 2026
In sintesi
  • Dopo una vittoria non esagerare. Il tono va calibrato sul valore reale del risultato, altrimenti svaluti i momenti che contano davvero.
  • Dopo una sconfitta non sparire. Cambia il tono, non la presenza. Comunica il risultato, pubblica le dichiarazioni, scegli le foto con criterio.
  • Il piano editoriale continua. Sospendere tutto insegna al pubblico che esisti solo quando vinci.
  • Preparati prima. Le regole su cosa fare in caso di sconfitta pesante o polemica si decidono a mente fredda, non alle ventitré di domenica.

Il triplice fischio è il momento più facile della giornata quando hai vinto e il più difficile quando hai perso. Ed è esattamente lì che si vede la differenza fra un club che ha una strategia e uno che pubblica a sensazione.

Perché il post-partita non è la fine del lavoro: è l'inizio della settimana successiva.

Dopo una vittoria è facile, ma non scontato

Il full time esce subito, con il risultato leggibile in mezzo secondo. Poi si apre la parte bella: le foto dell'esultanza, le reazioni dei giocatori, la curva, le dichiarazioni.

L'unico errore possibile qui è esagerare. Una vittoria alla ventiquattresima giornata raccontata come se fosse una finale svaluta il momento in cui vincerai davvero qualcosa. Il tono deve essere proporzionato: se ogni gara è un'impresa epica, quando arriva l'impresa vera non ti resta più niente da dire.

Dopo una sconfitta si vede chi sei

Qui il primo istinto è sbagliato quasi sempre, ed è sparire.

Ha una sua logica: non sappiamo cosa dire, i commenti sono un campo minato, meglio aspettare che passi. Il problema è che il silenzio non è neutro. Il tifoso lo legge, e lo legge come "non ce ne importa" oppure "si stanno nascondendo". In entrambi i casi peggiora la cosa che volevi evitare.

Il risultato va comunicato comunque. Il tono cambia, la presenza no.

Concretamente: il full time esce, sobrio, senza fronzoli grafici e senza toni trionfali riciclati. Le dichiarazioni dell'allenatore si pubblicano, perché sono la voce ufficiale del club in un momento in cui la gente cerca una spiegazione. Le foto si scelgono con attenzione, evitando volti disperati o gesti di stizza che diventeranno il fotogramma della polemica.

E il giorno dopo si riparte con il lavoro normale, senza scuse pubbliche e senza tono da funerale.

Il caso Sampdoria: il piano editoriale non si ferma

C'è un esempio italiano che spiega bene questa idea, e viene da un club che ha costruito una reputazione proprio sulla comunicazione.

In un'intervista a StartupItalia sul metodo di lavoro dei social blucerchiati (il riferimento a FIFA 18 la colloca nella stagione 2017/18), il responsabile del settore ha spiegato la loro regola: "È innegabile che i risultati sportivi siano strettamente legati al sentimento e all'umore generale che i tifosi esprimono sui social network. Ma è altrettanto vero che i risultati sportivi spesso condizionino i programmi di comunicazione di un club. Non è quasi mai il nostro caso: i nostri piani editoriali vengono portati avanti anche dopo sconfitte o in momenti negativi."

E poi l'esempio concreto, che è la parte più interessante: "Non abbiamo paura, ad esempio, di pubblicare una partita di un nostro calciatore a FIFA 18 dopo una battuta d'arresto in campionato."

La cosa che di solito nessuno si aspetta è la reazione dei tifosi: "Nella maggioranza dei casi i nostri tifosi non si risentono, e ciò testimonia la maturità che hanno acquisito nel comprendere che, oltre al campo, la vita di una società di calcio continua anche fuori, in tutte le sue sfaccettature, comunicazione social compresa."

La lezione è che il pubblico è più maturo di quanto i club temano. Sospendere tutto dopo ogni sconfitta significa dire che l'unica cosa che conta è il risultato, e nel giro di una stagione la comunicazione diventa un termometro dell'umore invece che una voce del club.

Il caso opposto: quando il silenzio diventa il problema

C'è il rovescio della medaglia, ed è recente.

Nell'autunno del 2024 il Milan attraversa una crisi in cui la contestazione non riguarda solo i risultati ma l'assenza di comunicazione della società. La curva abbandona il settore durante una partita di campionato dopo aver esposto le proprie richieste, e la prima voce di quell'elenco non è tecnica: "Strategia comunicativa. Presenza istituzionale. Acquisti mirati. Coesione. Ambizione. Capacità. Un progetto vincente parte dalla società."

Il commento che meglio riassume la situazione, in una cronaca di Soccerway (2024), è che si trattava di un silenzio "rumoroso" dei tifosi accanto a quello puro della società, che dava l'impressione di non aver capito come si gestisce un club di calcio.

Il silenzio non ti protegge: diventa esso stesso la notizia. È il rischio che si corre pensando che non pubblicare equivalga a non comunicare.

Il meccanismo che devi conoscere

C'è uno schema ricorrente in ogni crisi mediatica sportiva, descritto bene in un'analisi di Contropiede Azzurro (2026), e conoscerlo aiuta a non subirlo. Un episodio viene isolato perché "funziona" sui social; opinionisti e influencer lo trasformano in una cornice morale; sponsor, tifosi e ambienti interni chiedono un segnale immediato; il club interviene anche per governare la narrazione.

Il punto è la velocità. Nei momenti di pressione conta più della profondità: se un club resta in silenzio viene accusato di nascondere, se parla troppo viene accusato di propaganda.

Non esiste una risposta perfetta. Esiste una risposta preparata, che è tutta un'altra cosa dall'improvvisare mentre il telefono vibra.


Da leggere anche

Cosa portarti a casa

  1. Dopo una vittoria non esagerare. Il tono va calibrato sul valore reale del risultato, altrimenti svaluti i momenti che contano davvero.
  2. Dopo una sconfitta non sparire. Cambia il tono, non la presenza. Comunica il risultato, pubblica le dichiarazioni, scegli le foto con criterio.
  3. Il piano editoriale continua. Sospendere tutto insegna al pubblico che esisti solo quando vinci.
  4. Preparati prima. Le regole su cosa fare in caso di sconfitta pesante o polemica si decidono a mente fredda, non alle ventitré di domenica.

Il silenzio non è una scelta neutra. È un messaggio, e quasi sempre non è quello che volevi mandare.

Se il problema è che non hai tempo

La ragione per cui molti club spariscono dopo una sconfitta non è strategica: è che non hanno niente di pronto e non se la sentono di mettersi a produrre in quello stato d'animo.

È l'ennesima conferma della stessa regola: quello che decidi a settembre determina quello che riesci a fare a marzo, la domenica sera, dopo aver perso in casa.


Il presupposto di tutto questo

Rileggendo la scaletta, ogni passaggio dipende da una cosa: arrivare alla domenica con i modelli già pronti.

Se ogni settimana ricostruite la formazione da zero, nessun orario vi salva. E costruire modelli che reggano non si impara guardando il risultato finito: si impara vedendo com'è fatto dentro un file che funziona.

Per questo abbiamo aperto i file originali delle grafiche match day che abbiamo prodotto per Paulo Dybala, quelle uscite davvero sulle sue storie nei giorni di partita. Sono dieci file PSD completi, con tutti i livelli separati e nominati: non template da riempire, ma lavori veri da aprire e smontare livello per livello per capire come sono costruiti, come sono trattate le luci e le ombre, come è impostata la gerarchia. È il modo più veloce per imparare che conosciamo, perché con un template scaricato da internet non puoi farlo: dentro non c'è nessun ragionamento.

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