mestiere

Come si lavora con i giornalisti locali

Sono il canale che raggiunge chi non vi segue sui social. Trattarli bene costa poco e cambia la copertura che ricevete.

Lorenzo e Luca· 5 min di lettura· 2 ottobre 2026
In sintesi
  • Materiali pronti: foto, dati corretti, una persona che risponde.
  • Le richieste si girano sempre, mai gestite in autonomia.
  • Niente favoritismi: si nota e produce risentimento.
  • Mai discutere un articolo in pubblico: si chiama e si spiega.
  • Il rapporto si costruisce nei mesi tranquilli, e si usa in quelli difficili.

Chi lavora sui social di un club tende a considerare i giornalisti un'altra cosa, che riguarda l'ufficio stampa.

È un errore, per un motivo pratico: la stampa locale raggiunge le persone che sui social non vi seguono. E in molte province quel pubblico è più grande del vostro.

Cosa cercano davvero

Un cronista locale ha poco tempo, spesso segue più squadre, e deve consegnare in fretta. Quello che gli serve non è retorica: sono materiali pronti.

Le foto. È la richiesta più frequente in assoluto. Un club che manda tre scatti buoni subito dopo la partita si guadagna una copertura migliore di uno che risponde due giorni dopo.

I dati corretti. Formazioni, marcatori, minuti, nomi scritti giusti. Sembra scontato e non lo è: molti errori sui giornali nascono da comunicati imprecisi.

Le dichiarazioni. Anche brevi, purché arrivino in fretta.

Una persona che risponde. Sapere chi chiamare e ottenere risposta entro un'ora vale più di qualsiasi cortesia.

Perché conviene a chi fa i social

Il vantaggio è concreto e a doppio senso.

Le vostre foto girano con la vostra firma. Se fornite il materiale, uscirà quello e non uno scatto approssimativo fatto dalla tribuna.

Il racconto che arriva fuori è il vostro. Chi non fornisce niente lascia che la narrazione la costruisca qualcun altro.

Vi conoscono. Nel calcio si entra per passaparola, e i giornalisti locali sono fra le persone che più spesso passano un nome.

Un dato che riguarda anche voi

C'è una ricerca che vale la pena conoscere, perché descrive una dinamica in cui chi cura la comunicazione di un club si trova in mezzo.

Uno studio di Alessio Matarazzo (Università "G. d'Annunzio" di Chieti) pubblicato nel 2025 sul Synaxis International Journal, condotto su 23 nuotatori italiani d'élite tutti medagliati, rileva che il 47,82% degli atleti ritiene che i giornalisti sfruttino "spesso o molto spesso" le fragilità personali per generare contenuti virali. E l'87% chiede una formazione più adeguata per chi si occupa di sport.

Il campione è ristretto e riguarda un altro sport, ma la percezione è chiara e riguarda il rapporto fra media e atleti in generale.

Per voi ha una conseguenza pratica: quando fate da tramite fra un giornalista e un vostro tesserato, state gestendo un rapporto in cui una delle due parti si sente esposta. Chiedere prima al giocatore, spiegargli chi chiama e cosa vuole, e lasciargli la possibilità di dire di no senza conseguenze, non è un favore: è il modo in cui un club protegge le proprie persone.

Le regole da rispettare

Non gestire le richieste da soli. Se un cronista chiede un'intervista, un'informazione o un contatto, si gira all'ufficio stampa o a chi di dovere. Sempre, anche quando la richiesta sembra innocua: spesso non lo è.

Non anticipare le notizie sui social. Se il club ha un rapporto con la stampa, dare per primi una notizia sui vostri canali senza avvisare rovina quel rapporto in fretta.

Non fare favoritismi. Dare l'esclusiva sempre allo stesso, o rispondere solo a chi scrive bene di voi, si nota e produce risentimento in tutti gli altri.

Non discutere pubblicamente un articolo. Anche se è sbagliato. Si chiama, si spiega, si chiede una rettifica. Farlo dal profilo ufficiale è una battaglia che un club non vince mai.

Il materiale che vale la pena avere pronto

Una cartella condivisa, aggiornata a inizio stagione, con:

  • I ritratti di tutti i giocatori, in alta risoluzione
  • Il logo del club nelle varie versioni
  • Le foto dello stadio e del centro sportivo
  • Le schede con dati e numeri di maglia

Costa un pomeriggio e vi evita venti richieste durante l'anno, ognuna delle quali arriva sempre nel momento peggiore.

Quando le cose vanno male

Nei momenti di crisi il rapporto con la stampa diventa la variabile che decide come viene raccontata la situazione.

Vale la pena conoscere il meccanismo. Un'analisi di Contropiede Azzurro (2026) descrive così la dinamica delle crisi sportive: un episodio viene isolato perché "funziona" in TV e sui social; opinionisti e influencer lo trasformano in una cornice morale; sponsor, tifosi e ambienti interni chiedono un segnale immediato.

E la trappola: se un club resta in silenzio viene accusato di nascondere, se parla troppo viene accusato di propaganda.

Un rapporto costruito nei mesi tranquilli è quello che vi dà, in quei giorni, qualcuno disposto a chiamarvi prima di scrivere.

![La stampa locale raggiunge chi non vi segue. Trattarla bene costa un pomeriggio all'anno.](/api/copertina/rapporto-giornalisti-locali-club?v=3&frase=La%20stampa%20locale%20raggiunge%20chi%20non%20vi%20segue.%20Trattarla%20bene%20costa%20un%20pomeriggio%20all'anno.)


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Cosa portarti a casa

  1. Materiali pronti: foto, dati corretti, una persona che risponde.
  2. Le richieste si girano sempre, mai gestite in autonomia.
  3. Niente favoritismi: si nota e produce risentimento.
  4. Mai discutere un articolo in pubblico: si chiama e si spiega.
  5. Il rapporto si costruisce nei mesi tranquilli, e si usa in quelli difficili.

Se questo mestiere vi interessa davvero

Quello che avete letto qui viene da come lavoriamo ogni settimana, per club di Serie A e per Paulo Dybala.

Se volete il quadro completo, l'abbiamo messo in il videocorso Digital Football Masterclass: ventun puntate in cui smontiamo il mestiere per intero, dalla costruzione del coordinato grafico a giugno fino alla gestione dei momenti difficili, passando per la scaletta del giorno della partita, il metodo di lavoro settimanale e la crescita dei canali. Dentro ci sono anche le voci di chi questo lavoro lo fa dentro i club: Giacomo Cosua (SSC Napoli), Mario De Lillo (AS Roma), Marco Sirchia (Palermo FC) e Nicolò Pagliettini (Virtus Entella), perché non esiste un solo modo di farlo e sentirne quattro diversi vale più di sentirne uno solo.

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