mestiere

Quanto guadagna chi gestisce i social di un club di calcio

Le cifre reali per categoria, cosa cambia fra un contratto interno e una collaborazione, e perché il primo lavoro nel calcio quasi mai è quello che ti aspetti.

Lorenzo e Luca· 7 min di lettura· 9 agosto 2026
In sintesi
  • Non esiste una cifra unica, e chiunque te ne dia una senza chiederti categoria, ore e mansioni ti sta semplificando la vita in modo inutile.
  • Il salto di compenso segue il salto di struttura, non l'anzianità.
  • Più cose sai fare, più vali, perché i reparti sono piccoli anche nei club grandi.
  • All'inizio conta il materiale, non il contratto. È quello che ti fa arrivare al secondo lavoro, che è dove i numeri cambiano.

È la domanda che tutti fanno e a cui quasi nessuno risponde con chiarezza, perché la risposta onesta è scomoda: dipende moltissimo, e all'inizio quasi sempre poco.

Ma "dipende" non aiuta nessuno a decidere. Quindi proviamo a mettere ordine.

Perché non esiste un numero unico

Nel calcio il ruolo di chi cura i social non ha un inquadramento standard. La stessa mansione può essere svolta da un dipendente a tempo pieno, da un collaboratore con partita IVA, da un'agenzia esterna o da un ragazzo che lo fa insieme a tre altre cose.

E cambia anche il contenuto del lavoro. Da un club all'altro, "social media manager" può significare scrivere i post, oppure scrivere, fotografare, montare i video, fare le grafiche, andare in trasferta e rispondere ai messaggi.

Il numero, quindi, va sempre letto insieme a due domande: quante ore e quante mansioni.

Cosa cambia per categoria

Nei dilettanti e nelle categorie regionali il compenso è spesso simbolico o assente. Molti profili sono gestiti da tifosi appassionati, da studenti o dallo stesso addetto stampa che fa anche altro. Quando c'è un compenso, siamo nell'ordine di poche centinaia di euro al mese, e quasi sempre per una collaborazione, non un contratto.

Salendo alla Serie C, la situazione cambia ma non ovunque: alcune società hanno una figura strutturata, molte si appoggiano a collaboratori esterni o a piccole agenzie. È la fascia in cui più spesso si trova un primo incarico serio, e in cui il compenso comincia a essere reale pur restando contenuto.

In Serie B e Serie A esistono uffici comunicazione veri, con più persone e ruoli separati fra chi scrive, chi produce contenuti visivi e chi cura la strategia. Qui si parla di contratti da dipendente, con retribuzioni allineate ai ruoli di marketing e comunicazione d'azienda più che a un mestiere "sportivo".

Il salto vero non è di stipendio: è di struttura. Sotto una certa categoria fai tutto tu, sopra sei parte di un reparto.

Il dato che sorprende: i reparti sono più piccoli di quanto sembri

Qui c'è una cosa che vale la pena sapere prima di farsi un'idea sbagliata delle dimensioni.

In un'intervista al Sole 24 Ore (2018), Paul Rogers, allora responsabile digitale della Roma, descrive così il suo reparto: "A differenza di molti club, non abbiamo uno staff dedicato ai social media a tempo pieno. Non abbiamo persone il cui unico lavoro è produrre contenuti social. Abbiamo un team digitale, quattro giornalisti multimediali a Roma e due a Boston, che hanno il compito di gestire tutte le nostre piattaforme digitali italiane e inglesi."

Sei persone per l'intera presenza digitale di un club che in quel momento contava 14,1 milioni di follower.

Due conseguenze pratiche. La prima: i posti in Serie A sono pochi, e la concorrenza è alta. La seconda, più utile: in reparti così piccoli nessuno fa una cosa sola, quindi chi sa fare più cose vale molto di più di chi ne sa fare una benissimo.

Un riferimento numerico, letto con le pinze

Cifre specifiche per il calcio non vengono pubblicate da nessuno, e già questo è un dato: significa che il ruolo non ha un inquadramento standard nemmeno statisticamente.

L'unico riferimento affidabile riguarda il mestiere in generale. Secondo Indeed (dato aggiornato al 22 giugno 2026, calcolato su circa 1.300 retribuzioni indicate negli annunci degli ultimi tre anni), la retribuzione media per un social media manager in Italia è di 962 euro al mese.

Va letto per quello che è, e vale la pena essere espliciti sui limiti:

  • Non è un dato sportivo. Comprende agenzie, aziende, e-commerce, contesti molto diversi.
  • È una media di annunci, non di contratti firmati.
  • Include posizioni part-time e junior, che abbassano il valore.

Perché citarlo comunque: perché è un'ancora. Se vi viene offerto molto meno di quella cifra per un lavoro a tempo pieno, avete un termine di paragone. E se vi viene offerto molto di più in una categoria bassa, probabilmente c'è dentro qualcosa che non è solo comunicazione.

Il settore in cui state entrando cresce

Un contesto che vale la pena conoscere, soprattutto se qualcuno vi dice che è un mestiere senza futuro.

Secondo l'Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, nel 2025 la pubblicità su internet in Italia ha raggiunto 6,2 miliardi di euro, con una previsione di crescita fino a 7 miliardi nel 2026.

Non significa che quei soldi arrivino nel calcio di categoria. Significa che le competenze che state costruendo (produzione di contenuti, gestione di canali, misurazione) hanno un mercato molto più grande dello sport, e che se il calcio non funziona, quelle competenze restano spendibili altrove.

È probabilmente l'argomento più solido a favore di provarci: il rischio è più basso di quanto sembri, perché quello che imparate non vale solo dentro un club.

Cosa alza davvero il compenso

Dalle offerte che girano e da come sono strutturati i reparti, tre cose spostano il valore di una candidatura più di qualsiasi altra:

Saper produrre, non solo pubblicare. Se per ogni contenuto serve un fotografo, un grafico e un montatore, sei un costo aggiuntivo. Se produci tu, sei un risparmio.

Conoscere il match day. Sapere come si sta a bordo campo, cosa si può pubblicare e cosa no, come si copre una giornata di partita senza intralciare nessuno: è la competenza che un club non può insegnarti in fretta e che distingue chi ha esperienza da chi ha solo studiato.

Avere un portfolio concreto. Non un curriculum: cose fatte. Anche per una squadra di provincia, anche gratis all'inizio. Un club assume chi può vedere all'opera.

Il primo lavoro quasi mai è quello che ti aspetti

La strada tipica non è "mi laureo e mi assume un club di Serie A". È: cominci con una squadra piccola, spesso per pochi soldi o per niente, costruisci materiale vero, e da lì sali.

Non è un consiglio romantico, è come funziona. E ha una conseguenza pratica: la prima cosa da procurarsi non è lo stipendio, è il materiale. Una stagione fatta bene con una squadra di Eccellenza vale, in un colloquio, più di un master.

In un reparto di sei persone nessuno fa una cosa sola. Chi sa fare più cose non è più bravo: è più assumibile.


Da leggere anche

Cosa portarti a casa

  1. Non esiste una cifra unica, e chiunque te ne dia una senza chiederti categoria, ore e mansioni ti sta semplificando la vita in modo inutile.
  2. Il salto di compenso segue il salto di struttura, non l'anzianità.
  3. Più cose sai fare, più vali, perché i reparti sono piccoli anche nei club grandi.
  4. All'inizio conta il materiale, non il contratto. È quello che ti fa arrivare al secondo lavoro, che è dove i numeri cambiano.

Se questo mestiere vi interessa davvero

Quello che avete letto qui viene da come lavoriamo ogni settimana, per club di Serie A e per Paulo Dybala.

Se volete il quadro completo, l'abbiamo messo in il videocorso Digital Football Masterclass: ventun puntate in cui smontiamo il mestiere per intero, dalla costruzione del coordinato grafico a giugno fino alla gestione dei momenti difficili, passando per la scaletta del giorno della partita, il metodo di lavoro settimanale e la crescita dei canali. Dentro ci sono anche le voci di chi questo lavoro lo fa dentro i club: Giacomo Cosua (SSC Napoli), Mario De Lillo (AS Roma), Marco Sirchia (Palermo FC) e Nicolò Pagliettini (Virtus Entella), perché non esiste un solo modo di farlo e sentirne quattro diversi vale più di sentirne uno solo.

Se vuoi andare a fondo

Videocorso DFM

Guarda com'è fatto · 97€

Nessun abbonamento. Lo paghi una volta e resta tuo.

Ricevi le prossime

Ti scriviamo quando ne esce una nuova

Una guida ogni tanto, niente altro. Ti togli quando vuoi.