match day

Il derby e le partite sentite: come si racconta una gara diversa

Un derby non è una partita come le altre e non va raccontato come le altre. Come si alza il livello senza scivolare nella provocazione.

Lorenzo e Luca· 6 min di lettura· 6 settembre 2026
In sintesi
  • Comincia una settimana prima, con la memoria e non con lo sport.
  • Orgoglio, non scherno: funziona meglio e non torna indietro.
  • Mai sfottere prima: il rischio è tutto tuo.
  • Non riprendere i cori e non alimentare la tensione.
  • Dopo la vittoria si festeggia, non si deride. Fra sei mesi c'è il ritorno.

Ci sono partite in cui il tifoso non aspetta il contenuto: lo pretende.

Un derby, una rivalità storica, la partita che vale la stagione. In quei giorni l'attenzione sui vostri canali si moltiplica, arriva gente che normalmente non vi guarda, e ogni scelta pesa il doppio.

È l'occasione migliore dell'anno e anche quella in cui si può fare più danno.

L'attesa comincia prima

Per una partita normale l'avvicinamento parte il giorno prima. Per un derby comincia una settimana prima, e non con contenuti sportivi.

La memoria è la materia principale. Le partite storiche, i gol che i tifosi ricordano, chi c'era. Un derby è una stratificazione di ricordi molto più che una partita di campionato.

Le voci di chi l'ha giocato. Un ex giocatore che racconta cosa si prova in quello spogliatoio vale più di qualsiasi grafica.

La città. I derby non si giocano solo allo stadio: si giocano nei bar, negli uffici, nelle famiglie divise. Raccontare quello è il contenuto che nessun'altra squadra può farti.

La linea da non superare

Qui sta la differenza fra un club maturo e uno che si diverte una volta e paga per una stagione.

Non si sfotte prima. Se poi si perde, quel contenuto diventa il trofeo dell'altra tifoseria per mesi. E il rischio è del tutto asimmetrico: se vinci hai guadagnato una risata, se perdi hai perso la faccia.

Non si riprendono i cori. Nei derby capita che dalle curve escano cori pesanti. Riprenderli e pubblicarli, anche solo come "atmosfera", significa amplificarli col marchio della società sopra.

Non si alimenta la tensione. In alcune città un derby è anche una questione di ordine pubblico, e la comunicazione di un club ha una responsabilità che va oltre l'engagement.

Niente riferimenti a fatti tragici. Alcune rivalità hanno alle spalle episodi seri. Su quelli non si scherza mai, in nessuna forma.

La prova che risolve i dubbi: se lo facesse l'altra squadra su di noi, ci sembrerebbe accettabile?

Cosa funziona davvero

L'orgoglio, non lo scherno. Contenuti che parlano di chi siete, non di chi sono loro. Funzionano meglio, invecchiano meglio, e non si ritorcono contro.

L'attesa costruita sui dettagli. Il conto alla rovescia, la maglia preparata, lo stadio che si riempie. In un derby anche le cose semplici caricano.

La voce dei tifosi. Chiedere ricordi, raccogliere storie, dare spazio a chi c'era. Un derby è dei tifosi prima che del club.

Il rispetto dichiarato. Un contenuto sobrio che riconosce l'importanza dell'avversario è raro e viene notato. E vi mette al riparo qualunque cosa succeda.

Perché la responsabilità è più grande di quanto sembri

C'è un dato che dovrebbe pesare su ogni scelta di tono in una partita sentita.

Secondo il Barometro dell'Odio nello Sport, ricerca del Centro CODER dell'Università di Torino nell'ambito del progetto Odiare non è uno sport, che ha monitorato per tre mesi (1° ottobre 2022 - 6 gennaio 2023) i canali social delle cinque principali testate sportive italiane, il fenomeno è in crescita: su Facebook la percentuale di contenuti senza nessun commento d'odio è scesa dal 25,7% del 2019 al 15,1%, mentre i contenuti con più di venticinque commenti d'odio sono passati dal 13,6% al 29,8%. Su Twitter il linguaggio d'odio è salito dal 31% al 54,9%.

E la ricerca segnala che alcune figure legate al calcio generano volumi altissimi di interazione, a cui corrisponde una quota fra il 10% e il 20% di volgarità, aggressività e discriminazione.

Tradotto: un contenuto che genera molta interazione genera anche molto odio. Non è un effetto collaterale evitabile, è proporzionale.

Un club che nel derby alza deliberatamente la tensione per ottenere più interazioni sta scegliendo, consapevolmente o no, anche l'altra parte di quel risultato. Ed è la ragione più solida per stare dalla parte dell'orgoglio invece che dello scherno.

Il dopo, che è la parte difficile

Se si vince, la tentazione di infierire è forte. È anche il momento in cui si commettono gli errori che restano. Il criterio: festeggiare quanto si vuole, deridere zero. La differenza è sottile ma il tifoso avversario la sente benissimo, e fra sei mesi si gioca il ritorno.

Se si perde, valgono le regole del post-partita normale ma amplificate. Il risultato si comunica, il tono si abbassa, il piano editoriale non si ferma. Sparire dopo un derby perso è il segnale peggiore che si possa mandare, perché è esattamente quando il tifoso guarda per capire come reagisce la società.

Perché conviene tenersi larghi

Un dato di realtà: nel calcio le posizioni cambiano. Il club che oggi deridete potrebbe fra due anni essere quello con cui trattate un giocatore, o dal quale arriva il vostro nuovo direttore sportivo.

I contenuti restano, gli screenshot pure, e le società si ricordano.

In un derby il guadagno di una battuta riuscita è piccolo. Il costo di una sbagliata dura una stagione intera.


Da leggere anche

Cosa portarti a casa

  1. Comincia una settimana prima, con la memoria e non con lo sport.
  2. Orgoglio, non scherno: funziona meglio e non torna indietro.
  3. Mai sfottere prima: il rischio è tutto tuo.
  4. Non riprendere i cori e non alimentare la tensione.
  5. Dopo la vittoria si festeggia, non si deride. Fra sei mesi c'è il ritorno.

Il presupposto di tutto questo

Rileggendo la scaletta, ogni passaggio dipende da una cosa: arrivare alla domenica con i modelli già pronti.

Se ogni settimana ricostruite la formazione da zero, nessun orario vi salva. E costruire modelli che reggano non si impara guardando il risultato finito: si impara vedendo com'è fatto dentro un file che funziona.

Per questo abbiamo aperto i file originali delle grafiche match day che abbiamo prodotto per Paulo Dybala, quelle uscite davvero sulle sue storie nei giorni di partita. Sono dieci file PSD completi, con tutti i livelli separati e nominati: non template da riempire, ma lavori veri da aprire e smontare livello per livello per capire come sono costruiti, come sono trattate le luci e le ombre, come è impostata la gerarchia. È il modo più veloce per imparare che conosciamo, perché con un template scaricato da internet non puoi farlo: dentro non c'è nessun ragionamento.

Se vuoi andare a fondo

Dybala Matchday Stories · 10 PSD Pack

10 dei PSD Matchday che abbiamo progettato per Paulo Dybala, quelli che il giocatore ha pubblicato nelle sue storie il giorno della partita. File veri, a livelli separati e in alta qualità, pronti da smontare e adattare o da utilizzare a scopo didattico.

Vedi i file · 97€

Nessun abbonamento. Lo paghi una volta e resta tuo.

Ricevi i prossimi

Ti scriviamo quando ne esce uno nuovo

Un articolo ogni tanto, niente altro. Ti togli quando vuoi.