I profili dei giocatori: quanto se ne deve occupare il club
Un giocatore pubblica qualcosa di sbagliato e diventa un problema della società. Cosa si può chiedere, cosa no, e le regole da fissare a inizio stagione.
- Sono profili personali: si chiede e si forma, non si controlla.
- Mezz'ora all'inizio della stagione vale più di qualsiasi regolamento.
- Spiega il perché, non solo il cosa.
- Manda loro i contenuti pronti: è la moneta di scambio.
- Con i giovani serve più cura: hanno pubblico e nessuna preparazione.
Un giocatore pubblica una storia in un locale la sera prima della partita. Un altro commenta un arbitraggio. Un terzo mette una foto con un marchio concorrente dello sponsor.
In tutti e tre i casi, il problema arriva sulla scrivania di chi cura la comunicazione. E quasi sempre non c'era nessuna regola scritta prima.
Il punto di partenza: sono profili personali
Va detto chiaramente perché condiziona tutto il resto: un club non può controllare i profili privati dei propri tesserati.
Può chiedere, può formare, può inserire clausole nei contratti su comportamenti che danneggiano l'immagine della società. Ma non può gestire, pubblicare al posto loro, o pretendere di approvare.
Chi imposta il rapporto come un controllo perde su tutta la linea: i giocatori si chiudono, smettono di collaborare anche quando servirebbe, e le regole vengono aggirate.
Cosa si può chiedere ragionevolmente
Rispetto degli obblighi con gli sponsor. Se il club ha un accordo, il giocatore non dovrebbe mostrarsi con un marchio concorrente. È una questione contrattuale e si spiega, non si impone.
Niente commenti sugli arbitri. È la regola che protegge il giocatore prima ancora del club, perché lì le sanzioni sono reali.
Niente anticipi su formazioni o notizie societarie. Una storia dallo spogliatoio che svela la formazione un'ora prima è un problema concreto.
Attenzione nei momenti difficili. Dopo una sconfitta pesante, una storia in discoteca fa più danno di quanto il giocatore immagini.
Il modo che funziona: formare, non vietare
Un elenco di divieti appeso nello spogliatoio non lo legge nessuno. Quello che funziona è spiegare una volta, bene, all'inizio della stagione.
Mezz'ora con la squadra, con esempi veri: cosa è successo ad altri, cosa può costare, come una cosa innocua viene letta da fuori.
I punti che vale la pena spiegare:
- Tutto è pubblico, anche i profili "privati": basta uno screenshot.
- Il contesto cambia il significato. La stessa foto dopo una vittoria e dopo una retrocessione è due cose diverse.
- I commenti sotto i post sono un campo minato: rispondere a un insulto produce sempre più danno che ignorarlo.
- Cosa fare se succede qualcosa: chi chiamare, prima di reagire.
E soprattutto: spiegate perché, non solo cosa. Un giocatore che capisce il meccanismo si autoregola molto meglio di uno che ha ricevuto una lista.
Quanto sono soli, davvero
Un dato che dovrebbe pesare su come un club imposta questo rapporto.
Una ricerca di Alessio Matarazzo (Università "G. d'Annunzio" di Chieti), pubblicata nel 2025 sul Synaxis International Journal su 23 nuotatori italiani d'élite tutti medagliati, rileva che solo il 43% degli atleti coinvolti dichiara di avere un supporto psicologico costante.
E il 69,57% percepisce una pressione implicita a esporsi pubblicamente anche nei momenti di difficoltà.
Il campione è piccolo e riguarda il nuoto, non il calcio. Ma indica una direzione che chiunque lavori dentro uno spogliatoio riconosce: le persone che chiedete di esporsi spesso non hanno nessuno che le aiuti a reggere quell'esposizione.
Per un club questo significa che la mezz'ora di formazione a inizio stagione non è un adempimento: è probabilmente l'unico momento in cui qualcuno spiega a quelle persone come funziona la cosa che le riguarda ogni giorno.
Cosa può offrire il club in cambio
È la parte che nessuno considera e che rende il rapporto reciproco.
Contenuti pronti per loro. Le grafiche del gol, le foto della partita, i video: se il club le manda ai giocatori, loro le pubblicano, e ne guadagnano entrambi.
Aiuto a chi vuole crescere. Alcuni giocatori hanno interesse a costruirsi un profilo. Un club che li supporta invece di ostacolarli si guadagna una collaborazione che poi torna utile.
Protezione nei momenti difficili. Se un giocatore riceve insulti, il club che interviene con moderazione e supporto costruisce una lealtà che nessun regolamento ottiene.
Quando qualcosa va storto
Prima si parla con la persona, non si reagisce in pubblico. Spesso è un'ingenuità, non una provocazione.
Si valuta se serve rimuovere. Non sempre: a volte togliere amplifica.
Il club non commenta pubblicamente il comportamento di un tesserato, se non nei casi gravi e con una nota sobria concordata ai livelli giusti.
Non si usa il profilo ufficiale per prendere le distanze in modo sarcastico. È un errore che si vede e che rompe il rapporto con lo spogliatoio.
Il caso dei giovani
Merita attenzione a parte: un diciottenne appena arrivato in prima squadra ha spesso migliaia di persone che lo seguono e nessuna preparazione a gestirle.
È il momento in cui una mezz'ora di spiegazione vale più che con chiunque altro, e in cui il club ha una responsabilità che va oltre l'immagine.
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Cosa portarti a casa
- Sono profili personali: si chiede e si forma, non si controlla.
- Mezz'ora all'inizio della stagione vale più di qualsiasi regolamento.
- Spiega il perché, non solo il cosa.
- Manda loro i contenuti pronti: è la moneta di scambio.
- Con i giovani serve più cura: hanno pubblico e nessuna preparazione.
Le regole si scrivono prima, non durante
Tutto quello che avete letto qui funziona a una condizione: averlo deciso a mente fredda. Nel momento in cui serve non c'è né tempo né lucidità.
Come si costruiscono quelle regole è una delle parti di il videocorso Digital Football Masterclass: ventun puntate in cui smontiamo il mestiere per intero, dalla costruzione del coordinato grafico a giugno fino alla gestione dei momenti difficili, passando per la scaletta del giorno della partita, il metodo di lavoro settimanale e la crescita dei canali. Dentro ci sono anche le voci di chi questo lavoro lo fa dentro i club: Giacomo Cosua (SSC Napoli), Mario De Lillo (AS Roma), Marco Sirchia (Palermo FC) e Nicolò Pagliettini (Virtus Entella), perché non esiste un solo modo di farlo e sentirne quattro diversi vale più di sentirne uno solo.
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