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Come si raccontano settore giovanile e minori senza sbagliare

Il vivaio è un patrimonio di contenuti e insieme il terreno più delicato che esista. Le regole da fissare prima di pubblicare la foto di un ragazzino.

Lorenzo e Luca· 7 min di lettura· 30 agosto 2026
In sintesi
  • Consensi scritti a inizio stagione, con un elenco pratico di chi non si può riprendere.
  • Mai spogliatoi, mai localizzazione, mai primi piani nei momenti difficili.
  • Racconta il gruppo e il percorso, non il singolo talento.
  • I genitori e gli allenatori sono contenuti ottimi e senza rischi.
  • Scrivi le regole e condividile con chiunque scatti o pubblichi.

Il settore giovanile è insieme la miniera di contenuti più sottovalutata di un club e il terreno su cui si può fare più danno.

Sottovalutata perché lì ci sono storie vere, famiglie, sacrifici, ragazzi che si allenano al freddo per un sogno. Pericolosa perché quei ragazzi sono minori, e ogni scelta di pubblicazione riguarda persone che non possono difendersi da sole.

Il punto di partenza: i consensi

Prima di qualsiasi ragionamento creativo c'è una questione pratica che va risolta a inizio stagione, non al primo contenuto.

Serve il consenso scritto dei genitori per la pubblicazione di immagini dei minori sui canali del club. Va raccolto insieme al tesseramento, non chiesto a spot, e va conservato.

Due cose che spesso si trascurano:

Il consenso può essere negato, ed è un diritto. Serve un modo pratico per sapere chi non può essere ripreso: un elenco condiviso con chi fa le foto, non una cosa che si tiene a mente.

Il consenso può essere ritirato in qualsiasi momento. E in quel caso va rimosso anche il materiale già pubblicato.

Non è burocrazia: è la differenza fra un club serio e uno che si espone a un problema che può diventare grosso in fretta.

Non è buon senso: esiste una normativa

Prima di qualunque considerazione editoriale, vale la pena sapere che in Italia il quadro è definito, e molti club non lo conoscono.

La FIGC, attraverso il Settore Giovanile e Scolastico, ha sviluppato una policy per la tutela e il benessere dei minori, elaborata in stretta collaborazione con la UEFA e con Terre des Hommes. È stata inoltre istituita una Commissione Federale Responsabile delle Politiche di Safeguarding e un "Regolamento FIGC per la prevenzione e il contrasto di abusi, violenze e discriminazioni", richiamati nel Comunicato Ufficiale n.1 del Settore Giovanile e Scolastico pubblicato l'11 luglio 2025.

Due conseguenze pratiche per chi cura la comunicazione:

Nel vostro club esiste, o deve esistere, un delegato alla tutela dei minorenni. È la persona a cui portare i dubbi prima di pubblicare, non dopo. Se non sapete chi è, quella è la prima domanda da fare.

Esistono strumenti già pronti. La federazione mette a disposizione materiali e linee guida sulla piattaforma dedicata alla tutela dei minori, sviluppati con il supporto della UEFA per individuare gli standard minimi nell'ambito della tutela dei minori. Non serve inventarsi un regolamento: serve adottare quello che c'è.

Il diritto che riguarda direttamente i contenuti

C'è un principio, nella Carta dei Diritti dei ragazzi allo sport dell'ONU che la FIGC richiama esplicitamente come riferimento per l'attività dai 5 ai 16 anni, che chi produce contenuti dovrebbe tenere appeso davanti alla scrivania:

Il diritto di non essere un campione.

È la risposta definitiva alla tentazione di raccontare il quindicenne come "il nuovo fenomeno". Quel ragazzo ha il diritto di giocare senza portarsi addosso un'aspettativa che gli avete costruito voi, e che il lunedì si porta a scuola.

Vale anche come criterio operativo: si racconta il gruppo e il percorso, non il talento individuale. Non è prudenza editoriale, è un diritto scritto.

Cosa non si pubblica mai

Anche con il consenso raccolto, ci sono cose che non si fanno.

Nomi completi insieme a informazioni che permettono di localizzare il ragazzo: scuola, quartiere, orari fissi di allenamento.

Riprese negli spogliatoi. Mai, in nessuna forma, per nessun motivo, nemmeno con i genitori presenti.

Primi piani di un ragazzo in difficoltà: chi piange dopo una sconfitta, chi sbaglia, chi viene ripreso dall'allenatore.

Contenuti che mettono pressione individuale. Un quindicenne definito pubblicamente "il nuovo fenomeno" è un peso che quel ragazzo si porta addosso a scuola il lunedì.

Informazioni sanitarie, infortuni compresi, anche se sembrano innocue.

Cosa invece funziona benissimo

Tolte quelle, resta moltissimo, e spesso è materiale migliore di quello della prima squadra.

Il gruppo, non l'individuo. Le squadre in campo, l'allenamento collettivo, l'esultanza di squadra. Racconta senza esporre.

I genitori a bordo campo. Il sabato mattina, il freddo, i termos di tè. È la parte più vera del calcio giovanile e quasi nessuno la racconta.

Gli allenatori. Sono spesso volontari o quasi, con storie personali interessanti, e non hanno il problema dell'età.

Il percorso, non il talento. "Quest'anno gli Allievi hanno giocato ventiquattro partite" è un contenuto. "Il baby fenomeno del vivaio" è un rischio.

I ragazzi che arrivano in prima squadra, dove il racconto può diventare individuale perché ormai sono maggiorenni o comunque in un contesto diverso.

Quante famiglie state raggiungendo davvero

Un dato che rende concreta la portata di quello che pubblicate sul vivaio.

Secondo il ReportCalcio 2025 della FIGC (15ª edizione, Centro Studi FIGC con AREL e PwC Italia), un ragazzo su cinque fra i 5 e i 16 anni è tesserato FIGC, e i calciatori tesserati nel 2023-2024 sono stati 1.131.906, un numero superiore a quello registrato prima della pandemia.

Tradotto per un club di categoria: dietro ogni ragazzo del vostro settore giovanile ci sono genitori, nonni e zii che seguono la squadra solo per lui. Sono persone che diventano pubblico per una via laterale e che spesso restano anche quando il ragazzo smette.

Il settore giovanile non è il pubblico piccolo: è quello che porta più famiglie di qualsiasi altro contenuto.

Perché conviene farlo bene

Al di là dell'obbligo, c'è un motivo pratico.

Il settore giovanile è il contenuto che coinvolge più famiglie. Ogni ragazzo ha genitori, nonni, zii che seguono il club solo per lui. Sono persone che diventano tifose per una via laterale e che spesso restano.

Un club che racconta il vivaio con cura si guadagna la fiducia di quelle famiglie. Uno che lo usa come materiale di riempimento, o peggio che espone i ragazzi, la perde in una stagione, e nel calcio giovanile le voci girano velocissime.

Le regole da scrivere

Una pagina sola, condivisa con chi fotografa e con chi pubblica:

  • Chi non può essere ripreso (elenco aggiornato)
  • Cosa non si pubblica mai
  • Chi approva i contenuti sui giovani
  • Cosa si fa se un genitore chiede la rimozione di un contenuto
  • A chi si gira una richiesta di un giornalista su un giovane

L'ultimo punto sembra marginale e non lo è: la prima volta che un ragazzo attira attenzione esterna, serve sapere chi risponde.

Con la prima squadra si sbaglia un contenuto. Con il vivaio si sbaglia su una persona che ha quattordici anni e non ha scelto di essere lì.


Da leggere anche

Cosa portarti a casa

  1. Consensi scritti a inizio stagione, con un elenco pratico di chi non si può riprendere.
  2. Mai spogliatoi, mai localizzazione, mai primi piani nei momenti difficili.
  3. Racconta il gruppo e il percorso, non il singolo talento.
  4. I genitori e gli allenatori sono contenuti ottimi e senza rischi.
  5. Scrivi le regole e condividile con chiunque scatti o pubblichi.

Le regole si scrivono prima, non durante

Tutto quello che avete letto qui funziona a una condizione: averlo deciso a mente fredda. Nel momento in cui serve non c'è né tempo né lucidità.

Come si costruiscono quelle regole è una delle parti di il videocorso Digital Football Masterclass: ventun puntate in cui smontiamo il mestiere per intero, dalla costruzione del coordinato grafico a giugno fino alla gestione dei momenti difficili, passando per la scaletta del giorno della partita, il metodo di lavoro settimanale e la crescita dei canali. Dentro ci sono anche le voci di chi questo lavoro lo fa dentro i club: Giacomo Cosua (SSC Napoli), Mario De Lillo (AS Roma), Marco Sirchia (Palermo FC) e Nicolò Pagliettini (Virtus Entella), perché non esiste un solo modo di farlo e sentirne quattro diversi vale più di sentirne uno solo.

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