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Come si lavora quando sei solo e devi fare tutto

Nella maggior parte dei club non c'è un reparto: c'è una persona. Come si regge una stagione intera senza crollare a marzo e senza abbassare la qualità.

Lorenzo e Luca· 5 min di lettura· 2 settembre 2026
In sintesi
  • Il problema è il numero di decisioni, non di ore. Toglile a giugno.
  • Sette modelli, una settimana tipo, le regole per i momenti difficili. Tre pomeriggi che ti reggono l'anno.
  • Gerarchia decisa prima: il giorno partita non salta mai, i contenuti costruiti sì.
  • Fatti mandare materiale da altri: tifosi, staff, giocatori.
  • Un giorno di pausa a settimana, deciso in anticipo.

Nella stragrande maggioranza dei club italiani non esiste un ufficio comunicazione. Esiste una persona che fa foto, video, grafiche, testi, risponde ai messaggi e va in trasferta.

Spesso è anche un'altra cosa: magazziniere, dirigente, studente. E quasi sempre a marzo è esausta.

Questo articolo è per quella persona.

Il problema non è il talento, è il ritmo

Chi crolla a metà stagione non lo fa perché non è capace. Lo fa perché ha costruito un sistema che richiede una decisione a ogni contenuto.

Duecento contenuti in otto mesi significano duecento decisioni su font, impaginazione, taglio, testo. Nessuno regge quel carico, e la qualità cala non per svogliatezza ma per esaurimento.

La soluzione è togliere decisioni, non aggiungere ore.

Le tre cose da fare a giugno

I modelli grafici. Sette bastano: match day, formazione, gol con tre varianti, risultato, presentazione giocatore, citazione, annuncio generico. Costruiti bene, con i livelli separati e nominati, coprono l'intera stagione.

La settimana tipo. Quali giorni escono quali contenuti. Non serve che sia perfetta, serve che esista: quando c'è, la domenica non ti chiedi cosa fare, esegui.

Le regole per i momenti difficili. Cosa si pubblica dopo una sconfitta pesante, cosa non si commenta mai, chi risponde ai commenti. Deciderle a mente fredda a giugno significa non doverle decidere alle undici di sera a febbraio.

Sono tre pomeriggi di lavoro che ti restituiscono l'anno.

Le priorità quando il tempo non basta

Quando la settimana va male e non riesci a fare tutto, ci vuole una gerarchia decisa prima:

Primo: il giorno partita. È l'unico momento infungibile. Un contenuto del martedì si recupera mercoledì, la formazione no.

Secondo: le comunicazioni di servizio. Orari, biglietti, informazioni pratiche. Se mancano, la gente si arrabbia per motivi giusti.

Terzo: la costanza minima. Meglio due contenuti a settimana tutte le settimane che sette in una e zero nella successiva.

Ultimo: i contenuti costruiti. Rubriche, approfondimenti, video curati. Sono i più belli ed è giusto che siano i primi a saltare, perché sono anche gli unici recuperabili.

Cosa si può far fare ad altri

Questa è la parte che quasi nessuno sfrutta.

I tifosi fotografano. In ogni curva c'è qualcuno con una buona macchina fotografica che sarebbe felice di vedere il proprio scatto sui canali ufficiali. Costa un accredito e una citazione.

Il magazziniere manda le foto delle maglie. Una foto dallo spogliatoio scattata col telefono da chi è già lì vale come contenuto e non ti costa niente.

I giocatori mandano materiale. Un video dal pullman, una storia dall'allenamento. Basta chiederlo e spiegare cosa serve.

Un ragazzo del vivaio in cambio di esperienza. Con il tempo può diventare la persona che vi sostituisce quando siete in ferie.

Il punto non è scaricare il lavoro: è smettere di essere l'unico punto di raccolta del materiale.

Cosa lasciare andare senza sensi di colpa

I canali che non rendono. Se un social assorbe un terzo del tuo tempo e produce quasi niente, chiudilo o riducilo al minimo. Succede anche ai club che stanno andando bene: un'analisi del 2023 sul Wrexham mostrava che X riceveva il 35% delle pubblicazioni e produceva lo 0,9% del coinvolgimento, mentre Instagram generava il 59% del valore con il 36% dei contenuti.

La perfezione dei contenuti secondari. Una storia dell'allenamento non deve essere bella, deve esistere.

Il confronto con i club grandi. Loro hanno sei persone. Non è la stessa gara.

La cosa che protegge davvero

Un giorno alla settimana senza pubblicare niente, deciso in anticipo e sempre lo stesso.

Sembra una rinuncia e invece è quello che rende sostenibile il resto. Chi non si ferma mai smette del tutto, e di solito succede proprio quando la stagione entra nel vivo.

Non serve fare di più. Serve avere già deciso, così quando arriva la domenica non devi pensare, devi solo eseguire.


Da leggere anche

Cosa portarti a casa

  1. Il problema è il numero di decisioni, non di ore. Toglile a giugno.
  2. Sette modelli, una settimana tipo, le regole per i momenti difficili. Tre pomeriggi che ti reggono l'anno.
  3. Gerarchia decisa prima: il giorno partita non salta mai, i contenuti costruiti sì.
  4. Fatti mandare materiale da altri: tifosi, staff, giocatori.
  5. Un giorno di pausa a settimana, deciso in anticipo.

Se questo mestiere vi interessa davvero

Quello che avete letto qui viene da come lavoriamo ogni settimana, per club di Serie A e per Paulo Dybala.

Se volete il quadro completo, l'abbiamo messo in il videocorso Digital Football Masterclass: ventun puntate in cui smontiamo il mestiere per intero, dalla costruzione del coordinato grafico a giugno fino alla gestione dei momenti difficili, passando per la scaletta del giorno della partita, il metodo di lavoro settimanale e la crescita dei canali. Dentro ci sono anche le voci di chi questo lavoro lo fa dentro i club: Giacomo Cosua (SSC Napoli), Mario De Lillo (AS Roma), Marco Sirchia (Palermo FC) e Nicolò Pagliettini (Virtus Entella), perché non esiste un solo modo di farlo e sentirne quattro diversi vale più di sentirne uno solo.

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