Come si lavora quando sei solo e devi fare tutto
Nella maggior parte dei club non c'è un reparto: c'è una persona. Come si regge una stagione intera senza crollare a marzo e senza abbassare la qualità.
- Il problema è il numero di decisioni, non di ore. Toglile a giugno.
- Sette modelli, una settimana tipo, le regole per i momenti difficili. Tre pomeriggi che ti reggono l'anno.
- Gerarchia decisa prima: il giorno partita non salta mai, i contenuti costruiti sì.
- Fatti mandare materiale da altri: tifosi, staff, giocatori.
- Un giorno di pausa a settimana, deciso in anticipo.
Nella stragrande maggioranza dei club italiani non esiste un ufficio comunicazione. Esiste una persona che fa foto, video, grafiche, testi, risponde ai messaggi e va in trasferta.
Spesso è anche un'altra cosa: magazziniere, dirigente, studente. E quasi sempre a marzo è esausta.
Questo articolo è per quella persona.
Il problema non è il talento, è il ritmo
Chi crolla a metà stagione non lo fa perché non è capace. Lo fa perché ha costruito un sistema che richiede una decisione a ogni contenuto.
Duecento contenuti in otto mesi significano duecento decisioni su font, impaginazione, taglio, testo. Nessuno regge quel carico, e la qualità cala non per svogliatezza ma per esaurimento.
La soluzione è togliere decisioni, non aggiungere ore.
Le tre cose da fare a giugno
I modelli grafici. Sette bastano: match day, formazione, gol con tre varianti, risultato, presentazione giocatore, citazione, annuncio generico. Costruiti bene, con i livelli separati e nominati, coprono l'intera stagione.
La settimana tipo. Quali giorni escono quali contenuti. Non serve che sia perfetta, serve che esista: quando c'è, la domenica non ti chiedi cosa fare, esegui.
Le regole per i momenti difficili. Cosa si pubblica dopo una sconfitta pesante, cosa non si commenta mai, chi risponde ai commenti. Deciderle a mente fredda a giugno significa non doverle decidere alle undici di sera a febbraio.
Sono tre pomeriggi di lavoro che ti restituiscono l'anno.
Le priorità quando il tempo non basta
Quando la settimana va male e non riesci a fare tutto, ci vuole una gerarchia decisa prima:
Primo: il giorno partita. È l'unico momento infungibile. Un contenuto del martedì si recupera mercoledì, la formazione no.
Secondo: le comunicazioni di servizio. Orari, biglietti, informazioni pratiche. Se mancano, la gente si arrabbia per motivi giusti.
Terzo: la costanza minima. Meglio due contenuti a settimana tutte le settimane che sette in una e zero nella successiva.
Ultimo: i contenuti costruiti. Rubriche, approfondimenti, video curati. Sono i più belli ed è giusto che siano i primi a saltare, perché sono anche gli unici recuperabili.
Cosa si può far fare ad altri
Questa è la parte che quasi nessuno sfrutta.
I tifosi fotografano. In ogni curva c'è qualcuno con una buona macchina fotografica che sarebbe felice di vedere il proprio scatto sui canali ufficiali. Costa un accredito e una citazione.
Il magazziniere manda le foto delle maglie. Una foto dallo spogliatoio scattata col telefono da chi è già lì vale come contenuto e non ti costa niente.
I giocatori mandano materiale. Un video dal pullman, una storia dall'allenamento. Basta chiederlo e spiegare cosa serve.
Un ragazzo del vivaio in cambio di esperienza. Con il tempo può diventare la persona che vi sostituisce quando siete in ferie.
Il punto non è scaricare il lavoro: è smettere di essere l'unico punto di raccolta del materiale.
Cosa lasciare andare senza sensi di colpa
I canali che non rendono. Se un social assorbe un terzo del tuo tempo e produce quasi niente, chiudilo o riducilo al minimo. Succede anche ai club che stanno andando bene: un'analisi del 2023 sul Wrexham mostrava che X riceveva il 35% delle pubblicazioni e produceva lo 0,9% del coinvolgimento, mentre Instagram generava il 59% del valore con il 36% dei contenuti.
La perfezione dei contenuti secondari. Una storia dell'allenamento non deve essere bella, deve esistere.
Il confronto con i club grandi. Loro hanno sei persone. Non è la stessa gara.
La cosa che protegge davvero
Un giorno alla settimana senza pubblicare niente, deciso in anticipo e sempre lo stesso.
Sembra una rinuncia e invece è quello che rende sostenibile il resto. Chi non si ferma mai smette del tutto, e di solito succede proprio quando la stagione entra nel vivo.
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Cosa portarti a casa
- Il problema è il numero di decisioni, non di ore. Toglile a giugno.
- Sette modelli, una settimana tipo, le regole per i momenti difficili. Tre pomeriggi che ti reggono l'anno.
- Gerarchia decisa prima: il giorno partita non salta mai, i contenuti costruiti sì.
- Fatti mandare materiale da altri: tifosi, staff, giocatori.
- Un giorno di pausa a settimana, deciso in anticipo.
Se questo mestiere vi interessa davvero
Quello che avete letto qui viene da come lavoriamo ogni settimana, per club di Serie A e per Paulo Dybala.
Se volete il quadro completo, l'abbiamo messo in il videocorso Digital Football Masterclass: ventun puntate in cui smontiamo il mestiere per intero, dalla costruzione del coordinato grafico a giugno fino alla gestione dei momenti difficili, passando per la scaletta del giorno della partita, il metodo di lavoro settimanale e la crescita dei canali. Dentro ci sono anche le voci di chi questo lavoro lo fa dentro i club: Giacomo Cosua (SSC Napoli), Mario De Lillo (AS Roma), Marco Sirchia (Palermo FC) e Nicolò Pagliettini (Virtus Entella), perché non esiste un solo modo di farlo e sentirne quattro diversi vale più di sentirne uno solo.
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