Come si racconta una squadra femminile
Molti club trattano il femminile come un'appendice, e si vede. Come si costruisce una comunicazione che funziona senza cadere nella retorica.
- Stesso standard: stesse grafiche, stessi tempi, stesso tono.
- Raccontale come atlete, non come fenomeno sociale.
- Il gioco interessa: analisi e prestazioni, non solo storie.
- La concorrenza è bassa: è un'occasione, non un peso.
- Modera con più attenzione i commenti sull'aspetto.
In molti club la squadra femminile riceve un decimo dei contenuti della maschile, pubblicati con meno cura e spesso in ritardo.
E poi ci si stupisce che i numeri siano bassi. Ma è l'ordine dei fattori a essere sbagliato: non hanno pochi seguaci perché interessano poco, hanno pochi seguaci perché nessuno le racconta.
L'errore di trattarla come un'appendice
Il segnale più chiaro è il ritardo: il risultato della maschile esce al triplice fischio, quello della femminile il giorno dopo, se esce.
Un tifoso che vede quella differenza capisce esattamente quanto il club consideri quella squadra, e si comporta di conseguenza. La percezione la costruite voi con le vostre scelte, non la subite.
Il secondo errore: la retorica
C'è un modo di raccontare il calcio femminile che sembra rispettoso e non lo è: parlarne sempre come di un fenomeno sociale invece che di sport.
Frasi come "un esempio per tutte le bambine" o "la dimostrazione che il calcio non ha genere" mettono l'accento su tutto tranne che sulla partita. Nessun contenuto sulla squadra maschile spiega perché il calcio maschile è importante: si racconta e basta.
Il rispetto vero è raccontarle come atlete: la prestazione, il gol, la tattica, la rivalità.
Cosa funziona davvero
Lo stesso standard di cura. Stesse grafiche, stessi tempi, stesso tono. È la cosa che si nota di più e costa solo la decisione di farla.
Le storie personali, ma come per chiunque. Molte giocatrici hanno percorsi interessanti, spesso conciliano il calcio con un lavoro o con lo studio. È materiale ottimo, purché raccontato come si racconterebbe quello di un giocatore, non come un'eccezione.
Il gioco. Analisi, azioni, statistiche. È quello che chiede chi segue davvero, ed è la parte che manca quasi sempre.
Il pubblico giovane. Il calcio femminile ha un seguito che si comporta diversamente: più attivo nei commenti, più propenso a interagire, spesso più giovane. Meritano contenuti pensati per loro, non gli avanzi.
Il vantaggio che quasi nessuno sfrutta
C'è un'asimmetria interessante: la concorrenza è molto più bassa.
Nel calcio maschile ogni contenuto compete con centinaia di altri. Nel femminile, uno spazio ben curato si nota subito, cresce più in fretta e attira un pubblico che poi resta.
Per un club di categoria, è probabilmente il modo più economico che esista per farsi notare fuori dal proprio territorio.
Il dato che cambia la prospettiva
Se qualcuno in società dice che il femminile "non interessa", questo è il numero da portare.
Secondo il ReportCalcio 2025 della FIGC (15ª edizione, Centro Studi FIGC con AREL e PwC Italia): fra il 2008 e il 2024 le calciatrici tesserate sono aumentate del 142%.
Nello stesso rapporto si ricorda che la FIGC è stata la prima federazione in Italia a introdurre il professionismo femminile, e che nel 2024 l'Italia si è candidata a ospitare gli Europei femminili UEFA del 2029.
Non è una nicchia che sta ferma: è il segmento che cresce più velocemente di tutto il movimento. Un club che comincia a raccontarlo adesso arriva prima di quasi tutti gli altri.
Il canale che quasi nessuno collega al femminile
C'è un dato poco noto che cambia la strategia, e riguarda TikTok.
Un'analisi di Social Media Soccer (2022) lo rileva esplicitamente: TikTok è una grande opportunità specialmente per le divisioni femminili dei club di calcio considerando anche il dato riguardante la distribuzione di genere sulla piattaforma: TikTok è un social a prevalenza femminile col 59% di utenti donne.
Tradotto: il pubblico che più facilmente si interessa a una squadra femminile è sovrarappresentato proprio sul canale dove la concorrenza fra club è più bassa.
È una combinazione rara, e vale la pena sfruttarla: contenuti prodotti apposta per quel formato, con le giocatrici in primo piano, raggiungono un pubblico che sugli altri canali costerebbe molto di più intercettare.
Le regole in più che servono
Ci sono cose che vale la pena decidere prima:
Niente commenti sull'aspetto fisico. Vale come regola di contenuto e come regola di moderazione: sotto i post di una squadra femminile arrivano commenti che sotto quelli maschili non arriverebbero. Si rimuovono senza discutere.
Attenzione ai confronti. "Giocano meglio di certi maschi" sembra un complimento ed è una svalutazione mascherata.
Moderazione più attiva. Serve più presenza nei commenti, e va messo in conto come lavoro.
Come si comincia se si parte da zero
Copia il piano della prima squadra. Match day, formazione, risultato, dietro le quinte. Non serve inventare un formato diverso.
Pubblica sugli stessi canali, almeno all'inizio. Un profilo separato con duecento follower serve meno di uno spazio dentro un profilo da cinquemila.
Sii costante prima che abbondante. Vale la stessa regola di tutto il resto: due contenuti a settimana sempre battono dieci sporadici.
Dai tempo. Un pubblico si costruisce in stagioni, non in mesi.
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- Come si entra in un club: cosa mettere davvero nel portfolio
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Cosa portarti a casa
- Stesso standard: stesse grafiche, stessi tempi, stesso tono.
- Raccontale come atlete, non come fenomeno sociale.
- Il gioco interessa: analisi e prestazioni, non solo storie.
- La concorrenza è bassa: è un'occasione, non un peso.
- Modera con più attenzione i commenti sull'aspetto.
Dal singolo consiglio al metodo
Le cose scritte qui funzionano meglio dentro un sistema che le tiene insieme: un piano che regge la stagione, modelli pronti, regole decise prima.
È quello che abbiamo raccontato in il videocorso Digital Football Masterclass: ventun puntate in cui smontiamo il mestiere per intero, dalla costruzione del coordinato grafico a giugno fino alla gestione dei momenti difficili, passando per la scaletta del giorno della partita, il metodo di lavoro settimanale e la crescita dei canali. Dentro ci sono anche le voci di chi questo lavoro lo fa dentro i club: Giacomo Cosua (SSC Napoli), Mario De Lillo (AS Roma), Marco Sirchia (Palermo FC) e Nicolò Pagliettini (Virtus Entella), perché non esiste un solo modo di farlo e sentirne quattro diversi vale più di sentirne uno solo.
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