Cosa non pubblicare mai sui social di un club
La lista delle cose da non fare vale più di mille consigli su cosa fare. Sono errori che si commettono una volta sola e che restano.
- Mai ironia su chi sta male, nemmeno sugli avversari.
- Mai commentare gli arbitri, in nessuna forma.
- Mai rispondere ai tifosi con sarcasmo dal profilo ufficiale.
- Abbi un modo rapido per fermare i contenuti programmati.
- Nel dubbio non si pubblica: le occasioni perse non fanno danni.
Quasi tutti i consigli sulla comunicazione sportiva riguardano cosa fare. Ma nella pratica quotidiana quello che salva è sapere cosa non fare, perché gli errori in questo campo non si diluiscono: restano.
Un contenuto mediocre viene dimenticato in tre giorni. Un contenuto sbagliato viene ricordato per anni, e spesso conservato in uno screenshot.
Sulle persone
Non si ironizza su chi sta male. Un infortunio, una malattia, una vicenda personale difficile. Non esiste una versione elegante di questa battuta, nemmeno se riguarda un avversario.
Non si pubblicano informazioni sanitarie che non siano già state comunicate ufficialmente dal club, e nemmeno dettagli che vadano oltre il comunicato.
Non si espone chi ha sbagliato. Il primo piano del giocatore che ha causato il rigore contro non è cronaca, è un capro espiatorio consegnato ai commenti.
Non si pubblicano contenuti su questioni private dei tesserati: relazioni, famiglia, situazioni personali.
Sugli avversari
Non si sfotte prima della partita. Se poi si perde, quel contenuto diventa il trofeo dell'altra tifoseria per l'intera stagione.
Non si esulta sulla disgrazia altrui. Una retrocessione, un fallimento, una crisi societaria. Nel calcio girano tutti, e ci si ritrova.
Non si commentano gli arbitri. Mai, in nessuna forma, nemmeno con un'emoji ambigua. È il terreno su cui un club ha tutto da perdere.
Sul tono
Non si usa l'ironia nei momenti di tensione. Il registro leggero che funziona in una settimana normale, dopo una sconfitta pesante o durante una contestazione diventa arroganza istituzionale.
Non si fa il verso ai tifosi. Rispondere con sarcasmo a una critica, anche stupida, trasforma un commento in un caso.
Non si esagera con l'enfasi. Se ogni vittoria è epica, quando arriva quella vera non hai più parole. È un impoverimento lento che quasi nessuno nota mentre lo commette.
Sui contenuti sensibili
Non si usano tragedie o fatti di cronaca come aggancio per un contenuto sportivo.
Non si prendono posizioni politiche a nome del club, a meno che non sia una scelta consapevole della società e concordata ai livelli giusti.
Non si pubblica durante una tragedia in corso, che riguardi il calcio o meno. I contenuti programmati vanno fermati: è la ragione principale per cui la programmazione automatica è rischiosa nel calcio.
Sui contenuti altrui
Non si usano foto di agenzia senza licenza. Getty, LaPresse e le altre hanno sistemi automatici di rilevamento e fatturano l'uso non autorizzato, con importi che partono da centinaia di euro a immagine.
Non si usa musica protetta nei video senza averne il diritto. Sui social a volte passa, sui canali ufficiali di un club prima o poi non passa.
Non si ripubblica il contenuto di un tifoso senza chiedere e senza citare. Costa un messaggio e vale una relazione.
Il contenuto programmato che non si è fermato
Merita un punto a sé perché è l'errore più subdolo.
Un contenuto leggero programmato per le diciotto, e alle diciassette succede qualcosa di brutto: un infortunio grave, un lutto, una notizia pesante. Il contenuto esce lo stesso, perché nessuno si è ricordato di fermarlo.
Il danno è sproporzionato rispetto alla banalità della causa. Chi programma contenuti deve avere un modo rapido per fermarli, e qualcuno che ci pensi.
La prova che risolve i dubbi
Quando un contenuto è in bilico, tre domande:
- Lo pubblicheremmo se riguardasse noi?
- Come apparirà questo screenshot fra un anno?
- Se andasse male, riusciremmo a spiegarlo in una riga?
Se una qualsiasi risposta è incerta, non si pubblica. Nessuno si è mai pentito di un contenuto non uscito.
Da leggere anche
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- Programmare i contenuti nel calcio: perché è più rischioso che altrove
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Cosa portarti a casa
- Mai ironia su chi sta male, nemmeno sugli avversari.
- Mai commentare gli arbitri, in nessuna forma.
- Mai rispondere ai tifosi con sarcasmo dal profilo ufficiale.
- Abbi un modo rapido per fermare i contenuti programmati.
- Nel dubbio non si pubblica: le occasioni perse non fanno danni.
Se volete il metodo per intero
Questo articolo copre un pezzo. Quello che tiene insieme tutto il resto è il videocorso Digital Football Masterclass: ventun puntate in cui smontiamo il mestiere per intero, dalla costruzione del coordinato grafico a giugno fino alla gestione dei momenti difficili, passando per la scaletta del giorno della partita, il metodo di lavoro settimanale e la crescita dei canali. Dentro ci sono anche le voci di chi questo lavoro lo fa dentro i club: Giacomo Cosua (SSC Napoli), Mario De Lillo (AS Roma), Marco Sirchia (Palermo FC) e Nicolò Pagliettini (Virtus Entella), perché non esiste un solo modo di farlo e sentirne quattro diversi vale più di sentirne uno solo.
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