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Come si scrivono le didascalie di un club

Il testo sotto la foto è la parte più trascurata e quella che distingue un profilo curato da uno automatico. Poche regole che valgono per tutti i contenuti.

Lorenzo e Luca· 5 min di lettura· 15 settembre 2026
In sintesi
  • La prima riga deve funzionare da sola: non è un'introduzione.
  • Riscrivi per ogni canale: Facebook legge, Instagram guarda.
  • Un numero batte tre aggettivi, sempre.
  • Usa il linguaggio dei tifosi: è gratis e non si copia.
  • Due o tre hashtag, sempre gli stessi.

Si passano due ore su una grafica e trenta secondi sul testo che ci va sotto. Poi ci si stupisce che il contenuto non abbia funzionato.

La didascalia non è un obbligo da assolvere: è il punto in cui il club parla, e in molti casi è l'unica cosa che distingue il vostro post da quello identico di un'agenzia.

La prima riga decide tutto

Sui social si vedono una o due righe, poi c'è "altro" e quasi nessuno lo preme.

Questo significa che la prima riga deve funzionare da sola. Non è un'introduzione: è il contenuto.

L'errore tipico è aprire con il contesto: "Domenica alle 15 saremo di scena allo stadio comunale per affrontare...". La prima riga è già finita e non è successo niente.

Meglio: "Sette anni che non vincevamo lì." Poi il resto.

La lunghezza dipende dal canale

Instagram: corto. Due o tre righe nella maggior parte dei casi. Chi legge è in modalità visiva.

Facebook: si può andare più lunghi. Il pubblico è mediamente più adulto e legge davvero. Un racconto di dieci righe lì funziona.

Storie: pochissime parole, grandi. Si guardano in movimento.

Non esiste il testo giusto per tutti i canali. Lo stesso contenuto va riscritto, e costa due minuti.

Le cose che non funzionano

Le domande finte. "E voi cosa ne pensate?" sotto qualsiasi contenuto è un riempitivo che tutti riconoscono.

Gli aggettivi accumulati. "Una prestazione straordinaria, incredibile, da applausi." Tre aggettivi al posto di un fatto comunicano meno di un fatto.

Il linguaggio da comunicato. "La società rende noto che..." è appropriato in un comunicato stampa, non sotto una foto dell'allenamento.

I punti esclamativi in serie. Se tutto è entusiasmante, niente lo è.

Le emoji al posto delle parole. Una o due funzionano, dieci sostituiscono il pensiero.

Cosa funziona invece

I numeri. "Ventitremila spettatori" dice più di "un pubblico straordinario". Il dato è concreto, verificabile, e si condivide meglio.

I dettagli specifici. "La prima volta da titolare dopo undici mesi" vale più di "una serata speciale per lui".

La voce delle persone. Una frase detta davvero da un giocatore o dall'allenatore batte qualsiasi cosa scriviate voi.

Il non detto. A volte la didascalia migliore è la più corta. Sotto una foto forte, tre parole valgono più di un paragrafo.

Come si capisce se il testo è vostro o generico? Coprite il logo e fatelo leggere a qualcuno.

Se potrebbe essere di qualsiasi squadra, il tono non c'è. Se si capisce che siete voi, avete costruito qualcosa.

Il modo più veloce per arrivarci è usare il linguaggio dei tifosi: come chiamano lo stadio fra loro, i modi di dire locali, i soprannomi dei giocatori. È materiale gratuito e nessun altro club può copiarvelo.

Gli hashtag

Poche cose generano più confusione. La verità pratica:

Servono meno di quanto si crede per un club, perché il pubblico arriva quasi sempre da altrove.

Due o tre bastano. Quello del club, quello della partita, eventualmente quello della lega.

Vanno usati sempre uguali, così diventano riconoscibili e cliccabili come archivio.

Trenta hashtag generici non portano nessuno e fanno sembrare il profilo poco curato.

Le maiuscole e la punteggiatura

Un dettaglio che dice molto sulla cura di un profilo.

Scrivere TUTTO IN MAIUSCOLO per enfasi funziona sulle grafiche, non nei testi: nel testo si legge come urlare.

E la punteggiatura va usata: un testo senza punti, tutto di seguito, è più faticoso da leggere di quanto sembri su uno schermo piccolo.

Coprite il logo. Se il testo potrebbe essere di chiunque, non avete un tono: avete delle didascalie.


Da leggere anche

Cosa portarti a casa

  1. La prima riga deve funzionare da sola: non è un'introduzione.
  2. Riscrivi per ogni canale: Facebook legge, Instagram guarda.
  3. Un numero batte tre aggettivi, sempre.
  4. Usa il linguaggio dei tifosi: è gratis e non si copia.
  5. Due o tre hashtag, sempre gli stessi.

Se volete il metodo per intero

Questo articolo copre un pezzo. Quello che tiene insieme tutto il resto è il videocorso Digital Football Masterclass: ventun puntate in cui smontiamo il mestiere per intero, dalla costruzione del coordinato grafico a giugno fino alla gestione dei momenti difficili, passando per la scaletta del giorno della partita, il metodo di lavoro settimanale e la crescita dei canali. Dentro ci sono anche le voci di chi questo lavoro lo fa dentro i club: Giacomo Cosua (SSC Napoli), Mario De Lillo (AS Roma), Marco Sirchia (Palermo FC) e Nicolò Pagliettini (Virtus Entella), perché non esiste un solo modo di farlo e sentirne quattro diversi vale più di sentirne uno solo.

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