Lavorare con il fotografo: chi fa cosa e come ci si divide
Nei club dove ci sono due persone, il confine fra chi scatta e chi pubblica è la prima cosa da chiarire. Come si organizza un flusso che regge la domenica.
- Due consegne diverse: poche foto grezze durante, la selezione dopo.
- La scelta editoriale spetta a chi pubblica, quella tecnica a chi scatta.
- Il fotografo deve conoscere il piano editoriale: migliora il lavoro senza costi.
- Metti per iscritto firma e diritti d'uso prima, non dopo.
- Se è un volontario, citalo sempre: è l'unica moneta che hai.
Nei club dove ci sono due persone, il rapporto fra chi fotografa e chi pubblica è quello che determina se la domenica funziona o è un disastro.
E quasi sempre nessuno lo definisce, perché sembra ovvio. Non lo è.
Il problema dei tempi
Il fotografo lavora per accumulo: scatta trecento foto e le seleziona dopo. Chi gestisce i social lavora in tempo reale: gli serve una foto adesso, non trenta domani.
Se questo scarto non viene affrontato prima, la domenica succede sempre la stessa cosa: la formazione esce senza foto, il gol viene pubblicato con un'immagine di repertorio, e a fine giornata arrivano quattrocento scatti perfetti che non servono più a niente.
L'accordo che risolve
Va fatto a inizio stagione, in cinque minuti, e regge tutto l'anno.
Durante la partita servono poche foto, subito. Il fotografo, dopo ogni momento chiave, manda due o tre scatti grezzi direttamente al telefono di chi pubblica. Non selezionati, non ritoccati: buoni abbastanza.
Dopo la partita arriva la selezione vera. Le foto lavorate servono per il giorno dopo, per le gallerie, per l'archivio.
Sono due consegne diverse con due scopi diversi. Confonderle è l'errore che rovina tutte le domeniche.
Chi decide cosa si pubblica
Va detto chiaramente perché è la fonte di attrito più comune: la scelta editoriale spetta a chi cura la comunicazione, non a chi ha scattato.
Un fotografo tende a preferire la foto tecnicamente migliore. Chi cura i social ha bisogno di quella che racconta meglio, che a volte è più sporca.
Non è una svalutazione del lavoro fotografico. È che sono due criteri diversi, ed entrambi sono giusti nel proprio ambito.
Cosa deve sapere il fotografo
Se chi scatta conosce il piano editoriale, il lavoro migliora da solo.
Quali contenuti sono previsti quella settimana. Se sai che martedì esce un pezzo su un giocatore, giovedì lo fotografi apposta.
Quali formati servono. Una grafica verticale ha bisogno di spazio sopra e sotto il soggetto. Un fotografo che lo sa lascia margine quando inquadra, e chi impagina non deve tagliare male.
Cosa manca in archivio. "Non abbiamo una foto decente del portiere" è un'informazione che vale più di qualsiasi briefing.
Un vincolo che conviene conoscere in anticipo
Salendo di categoria c'è una regola che cambia l'organizzazione, e chi non la conosce se la trova addosso a settembre.
Il Regolamento Fotografi della Lega Serie B stabilisce che ciascuna società può accreditare un solo fotografo ufficiale. Ai fotografi non ufficiali le zone di movimento sono generalmente limitate al lato corto dietro la porta, con spostamenti consentiti solo prima della gara o all'intervallo.
Ha una conseguenza pratica diretta: se in casa siete in due, uno dei due non avrà la libertà di movimento dell'altro. Va deciso prima chi copre cosa, invece di scoprirlo mentre la partita è già cominciata.
E ha una conseguenza sull'accordo: se il fotografo è un collaboratore esterno, chi dei due è l'accreditato ufficiale è una questione da chiarire a inizio stagione, non a novembre.
Le regole sui file
Sembra burocrazia e invece è quello che fa risparmiare ore.
Chi consegna cosa e in che formato. Grezzi o già sviluppati, in che dimensione, dove si caricano.
Entro quando. Un termine chiaro evita la telefonata del lunedì mattina.
Come si nominano. Anche solo 2026-09-14_Cesena_001 invece del nome della macchina fotografica.
Chi archivia. Uno dei due, sempre lo stesso, altrimenti il materiale si perde in due cartelle diverse.
Il credito e i diritti
Due cose da mettere per iscritto all'inizio, perché diventano problemi solo dopo.
La firma. Se il fotografo va citato nei contenuti, va deciso prima e fatto sempre. È una richiesta legittima e costa niente.
L'uso. Le foto scattate per il club possono essere usate anche nel portfolio del fotografo? Possono essere date agli sponsor? Ai giornali? Se non è chiaro, prima o poi ci si litiga.
Se il fotografo è un tifoso volontario
Nei dilettanti succede spesso, ed è una risorsa preziosa che va trattata bene.
Dategli un accredito vero, non un permesso informale. Cambia il modo in cui si sente e in cui viene visto dagli altri a bordo campo.
Citatelo sempre. È l'unica moneta che avete e vale più di quanto pensiate.
Fategli vedere dove finiscono le sue foto. Un contenuto che ha fatto il giro, un ringraziamento pubblico, un riscontro. È quello che lo tiene lì per anni.
Non trattatelo come un fornitore gratuito. Chiedere trecento foto entro sera a qualcuno che lo fa per passione è il modo più veloce per perderlo.

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- Metti per iscritto firma e diritti d'uso prima, non dopo.
- Se è un volontario, citalo sempre: è l'unica moneta che hai.
Se volete il metodo per intero
Questo articolo copre un pezzo. Quello che tiene insieme tutto il resto è il videocorso Digital Football Masterclass: ventun puntate in cui smontiamo il mestiere per intero, dalla costruzione del coordinato grafico a giugno fino alla gestione dei momenti difficili, passando per la scaletta del giorno della partita, il metodo di lavoro settimanale e la crescita dei canali. Dentro ci sono anche le voci di chi questo lavoro lo fa dentro i club: Giacomo Cosua (SSC Napoli), Mario De Lillo (AS Roma), Marco Sirchia (Palermo FC) e Nicolò Pagliettini (Virtus Entella), perché non esiste un solo modo di farlo e sentirne quattro diversi vale più di sentirne uno solo.
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